Il giallo-sudoku ambientato in azienda: 60 enigmi logici da risolvere in pausa pranzo, dove i sospettati sono i tuoi colleghi. Un indizio alla volta, una sola soluzione possibile.
Un esempio per scaldarsi: una graffettatrice sparita dall'Ufficio HR, tre colleghi da collocare nella palazzina.
Nadia è in Reception: la sua riga e la sua colonna si svuotano.
A Diego, nell'Ala Est, resta solo la Sala Riunioni.
Per esclusione, Carla è nell'Ufficio HR. Caso chiuso.
Al posto della graffettatrice c'è una vittima, e il colpevole è l'unica persona rimasta nella sua stanza. Il metodo non cambia mai: leggi, colloca, escludi.
casi a difficoltà crescente, dal riscaldamento al rompicapo
sospettati ricorrenti da imparare a conoscere, e di cui diffidare
Quattro livelli di sfida. La difficoltà si misura in caffè: dal primo caso in pausa pranzo fino a quelli che ti svuotano la macchinetta.
Nove colleghi ricorrenti, un movente a testa. Uno di loro, ogni volta, ha qualcosa da nascondere.
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Figlio del fondatore. In azienda lo chiamano “il Commendatore”, anche se nessuno ha mai verificato l'onorificenza. Firma le email con “SR” e i tagli al personale con “l'azienda ha deciso”.
Perché sospettare di lui: ogni riorganizzazione parte dalla sua scrivania. E i riorganizzati, qui, finiscono male.
Conosce il contratto, lo stipendio e il secondo lavoro di chiunque. Ascolta molto, dimentica niente, sorride sempre due secondi troppo a lungo.
Perché sospettare di lei: chi sa tutto di tutti sa anche dove trovarli. Da soli.
Perennemente in call: in ascensore, in mensa, probabilmente nel sonno. Nessuno ha mai verificato con chi stia parlando davvero.
Perché sospettare di lui: un auricolare è l'alibi perfetto.
Controlla ogni scontrino due volte e non firma nulla senza copia. Alla parola “spese di rappresentanza” le trema la palpebra sinistra.
Perché sospettare di lei: conosce ogni numero che non torna, e chi l'ha fatto sparire.
Sesto mese di uno stage “altamente formativo”. Nessuno ricorda di averlo assunto, tutti gli lasciano lavoro sulla scrivania.
Perché sospettare di lui: nessuno nota mai dov'è. Nessuno. Mai.
Parla poco, solleva molto. Il magazzino è il suo regno e conosce ogni ingresso secondario della palazzina.
Perché sospettare di lui: le telecamere del magazzino risultano “guaste” da marzo. Il preventivo per ripararle l'ha fatto lui.
Registra tutto sul suo quaderno a righe: ingressi, uscite, chi ha salutato chi e con quale entusiasmo.
Perché sospettare di lei: controlla l'unica porta d'ingresso. E decide lei cosa finisce sul quaderno.
Concorda con l'ultima persona che ha parlato, specialmente se ha un ufficio con la porta. Ha già pronto il discorso per ogni promozione.
Perché sospettare di lui: l'ambizione con il sorriso resta ambizione.
Risponde ai ticket con “hai provato a riavviare?” e conosce le password di tutti, incluse quelle che non dovrebbe.
Perché sospettare di lui: sa cancellare qualsiasi traccia digitale. Comprese le proprie.
Gestisce tre progetti in ritardo, un Gantt che non guarda più nessuno e una promozione promessa che continua a slittare “al prossimo trimestre”.
Perché sospettare di lei: i trimestri, alla Rovelli & Santi, prima o poi finiscono.
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